Conflitto Femoro-Acetabolare: Cos’è e Come Si Può Trattare
Il conflitto femoro-acetabolare (FAI=Femoro Acetabular Impingement) è una patologia che coinvolge l’articolazione dell’anca, dove la testa del femore e l’acetabolo (la parte del bacino che forma l’anca) entrano tra loro in un contatto anomalo, causando dolore e limitazione del movimento. Questa condizione può colpire persone di tutte le età, ma più tipicamente affligge i pazienti giovani sportivi e coloro che svolgono attività fisiche intense.
Tipologie di Conflitto Femoro-Acetabolare
Esistono due principali tipi di FAI:
- Cam: Il passaggio tra la testa e il collo del femore presenta una anomala prominenza (bump osseo) che impedisce le rotazioni corrette della testa del femore nell’acetabolo. Si comporta come una camma di un albero a camme (per chi è pratico di meccanica). Questo tipo di conflitto è più comune negli uomini. Può portare a grosse lesioni della cartilagine dell’acetabolo con distacco della stessa dall’osso sottostante (osso subcondrale) con conseguente wave sign o carpet sign in artroscopia dell’anca.
- Pincer: In questo caso, è l’acetabolo a coprire troppo la testa del femore, causando il conflitto. Questo tipo di condizione è più frequente nelle donne. Può portare più tipicamente a lesioni del labbro acetabolare.
- Misto: Una combinazione dei due tipi precedenti, in cui sono presenti caratteristiche sia del conflitto Cam che Pincer.
Sintomi
I pazienti con conflitto dell’anca generalmente riferiscono dolore all’inguine che può irradiarsi verso la parte esterna dell’anca. Il dolore può essere aggravato dall’attività fisica, soprattutto da movimenti come la flessione o le rotazioni dell’anca. Altri sintomi includono rigidità articolare e una ridotta capacità di eseguire movimenti di ampio raggio, come accovacciarsi o restare seduti a lungo.

Diagnosi
La diagnosi del conflitto femoro-acetabolare inizia con un’attenta valutazione clinica, seguita da esami strumentali. La radiografia è l’esame basilare per poter valutare nel complesso la morfologia del bacino e dei femori ed effettuare una misurazione coxometrica. Questa consiste nella misurazione degli angoli di copertura della cavità acetabolari e dei colli femorali e nella rilevazione di segni di retroversione acetabolare. Gli esami di secondo livello includono la risonanza magnetica e/o la TAC del bacino con iniezione di liquido di contrasto intraarticolare eventuale. In alcuni casi di sospetto di eccessiva antiversione o retroversione femorale è utile la TAC con estensione fino alle ginocchia per misurare l’angolo di antiversione femorale (angolo tra i condili femorali e il collo femorale). Gli esami di artroTAC e artroRM (cioè TAC e Risonanza con mezzo di contrasto intra articolare) sono invece utili per visualizzare meglio le strutture ossee e soprattutto per identificare eventuali danni alla cartilagine o lesione del labbro acetabolare.
Trattamento
Il trattamento del FAI varia a seconda della gravità dei sintomi e del livello di danno articolare. Come chirurgo ortopedico specialista dell’anca io, dottor Francesco Manzini, credo fermamente nell’importanza di valutare opzioni conservative prima di ricorrere alla chirurgia.
- Trattamento conservativo: Nella fase iniziale, bisogna prevedere una fase di riposo dallo sport e di trattamenti fisioterapici e osteopatici mirati ad apprendere il gesto atletico restando fuori dalla zona di conflitto femore-bacino, a rafforzare i muscoli che controllano l’anca e migliorare la mobilità articolare. I farmaci antinfiammatori possono essere prescritti per ridurre il dolore e l’infiammazione.
- Infiltrazioni articolari: In alcuni casi, le infiltrazioni di corticosteroidi o acido ialuronico possono essere utilizzate per ridurre l’infiammazione e migliorare temporaneamente i sintomi. Le eseguo in casi molto selezionati ed effettuo una procedura di infiltrazione eco-guidata (cioè con guida ecografica).
- Chirurgia: Quando dopo almeno 6 mesi di trattamenti conservativi non si ottengono risultati soddisfacenti, può essere indicata la chirurgia. La tecnica più utilizzata è l’artroscopia dell’anca, una procedura minimamente invasiva che consente di rimodellare la testa del femore e/o l’acetabolo, rimuovendo le zone di conflitto e riparando eventuali lesioni al labbro acetabolare. Questa procedura, benché mininvasiva ed eseguita attraverso 2-3 “buchini” (piccole incisioni), è comunque una chirurgia impegnativa sia per paziente che per chirurgo che necessita di un tavolo operatorio speciale che trazioni l’arto per permettere l’accesso alla cavità dell’anca. I tempi di recupero sono abbastanza lunghi, sicuramente superiori ai 6 mesi. Perciò è indicata soltanto in casi clinici di conflitto non responsivo ai trattamenti sopra indicati.
Obiettivi del trattamento
Il trattamento del FAI mira a ridurre il dolore, preservare la funzione articolare e prevenire danni ulteriori all’articolazione, come l’artrosi precoce dell’anca. Ma sia chiaro, l’obiettivo principale di una artroscopia d’anca non è quello di ritardare l’artrosi bensì di restituire al paziente un miglioramento e possibilmente una scomparsa dei sintomi. Ogni paziente viene valutato attentamente per scegliere l’opzione terapeutica più adatta, in linea con l’obiettivo di preservare l’articolazione il più a lungo possibile, riducendo al minimo l’uso della chirurgia. In alcuni casi complessi di conflitto l’artroscopia potrebbe avere effetti terapeutici davvero minimi e talvolta addirittura peggiorativi sul quadro clinico accelerando la degradazione articolare e rendendo necessario l’intervento di sostituzione protesica nel giro dei successivi 2-3 anni. Per fortuna non tutti i casi di conflitto presentano decorsi così sfavorevoli e ci sono pazienti che, dopo l’artroscopia, recuperano le loro normali attività e si dimenticano della loro anca fino al momento di dover fare poi l’intervento di protesi 20 o 30 anni dopo
Se sei un paziente giovane e/o sportivo con un dolore in regione inguinale o sul lato dell’anca e sospetti di avere un conflitto femoro-acetabolare, sono a disposizione per una valutazione approfondita. L’anca è un’articolazione complessa, ma con il giusto approccio è possibile gestire con successo il dolore e ripristinare la funzionalità.
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